lunedì, 21 maggio 2007,22:53

 

NEL "SILENZIO" PIU' TOTALE VA AVANTI LA PROPOSTA DI RICONOSCIMENTO DELLA LINGUA DEI SEGNI ITALIANA...Tutte le notizie sono più importanti del far conoscere al pubblico il percorso che il ministro Ferrero e le associazioni stanno facendo per presentare il DDL sull' INTEGRAZIONE DELLE PERSONE SORDE e sulla LIS.

LA LINGUA DEI SEGNI E' UNA LINGUA STUPENDA...CHE DEVE AVERE IL SUO RICOSCIMENTO UFFICIALE. Sebbene quello dei Sordi sia un mondo apparentemente lontano, un microcosmo all'interno del mondo dei non -sordi, uno spazio silenzioso che a mala pena si nota nel rumoroso mondo degli udenti, vogliamo un mondo in cui anche le cosiddette minoranze, abbiano i loro diritti e siano riconosciuti con tutte le diversità che non possono fare altro che arricchire questo mondo.

UN MUNDO DONDE QUEPAN MUCHOS MUNDOS. Marcos

Paolo Ferrero
Ministro per la solidarietà Sociale
Giuseppe Fioroni
Ministro della Pubblica Istruzione
Fabio Mussi
Ministro Università e Ricerca Scientifica
Livia Turco
Ministro della Salute
Barbara Pollastrini
Ministro per le Pari Opportunità

e.p.c. Ida Collu
Presidente Naz.le ENS

Sono ormai 20 anni che la Federazione delle famiglie italiane combatte e denega qualsiasi proposta di legge che voglia riconoscere la lingua dei segni italiana (LIS). I sordi, associati all’ENS, lottano perché la lingua dei segni, dopo l’approvazione e il plauso della comunità scientifica nazionale e internazionale, consegua lo status giuridico di lingua a tutti gli effetti. Tutte le legislature susseguitesi in questi decenni hanno avuto parlamentari, di ogni partito, che hanno presentato una proposta di legge per il riconoscimento. Ma la Fiadda, in un modo o l’altro, non ha mai voluto sentirci da questo orecchio: «più sorda» dei sordi. Oggi che al governo siede un ministro della solidarietà aperto e attento allo sviluppo socioculturale della persona, guardandosi anche attorno, mi riferisco ai Paesi dell’UE, si sta adoperando perché la comunità dei sordi possa avere quel che da parecchi anni hanno conseguito numerose comunità di sordi. Sappiamo che la Fiadda s’agita un po’ dovunque per ogni dove d’Italia. Invia i propri legulei, esperti di legislazione scolastica, a convegni di ogni tipo per propagandare l’inesistenza della lingua visuomanuale e, se riconosciuta, i danni che ne deriverebbero per i bambini sordi.
Quando si tratta dell’associazione di bieticoltori del nostro Paese potremmo semplicemente affermare che «non ce ne frega niente della diatriba perché si tratta di una pianta che produce zucchero, male che vada la gente rimarrà con la bocca amara». Qui, invece, sono in gioco un diritto sancito dalla Costituzione e dai Trattati Internazionali nonché la serenità dei bambini, il loro equilibrio psicologico di adulti. Ma perché, proviamo a scandagliare la perplessità acritica della Fiadda, tanto la stessa si ostina a metterci fuori gioco? La Fiadda sa che:

1. se i bambini privi d’udito sono esposti, con attenzione e diligenza, alla lingua dei segni – e la apprendano -  saranno liberati dalla soggezione e dal servilismo nei confronti  degli udenti in un contesto ambientale che è solo aggregante e non socializzante;

2. impedendo ai bambini sordi di conoscere la lingua dei segni ne blocca i processi psicocognitivi caratterizzati proprio dalla specificità della percezione visiva e cinestetica;

3. i vertici dell’ENS e i sordi adulti che chiedono la lingua dei segni non obbligano tutti i bambini sordi ad apprenderla, si impegnano, soprattutto per la scuola, perché il docente di sostegno, passi  proprio dal «sostegno» alla «specificità» della problematica interrelazionale col/del bambino sordo in ambito scolastico e formativo. Oggi c’è un muro. La comunicazione tra alunni e docenti od operatori è mancante. Dove non c’è comunicazione non c’è apprendimento (J. Dewey). La Fiadda s’è impantanata, ha la fisima dell’«apprendere a parlare» a voce quando dovrebbe sapere che, pappagalli e cornacchie, sono idonei ad utilizzare i codici vocali ma che io sappia nessun linguista afferma che possiedono il linguaggio;

4. sa che i sordi istruiti bene, in possesso di titoli appropriati per la professione nelle sedi accademiche, sono una forza critica, una volta adulti, proprio per l’oscurantismo di talune associazioni delle famiglie;

5. la lingua dei segni, tramite l’insegnamento con qualificati docenti, allargata a tutti coloro che la vogliono apprendere permetterà una reale integrazione del sordo nella scuola, nella società e nelle diverse strutture socioculturali e politiche;

6. i genitori udenti di sordi con mentalità aperta e concreta (e pensiamo ai genitori sordi segnanti che sollecitano la lingua dei segni nei propri bambini senza per questo vietar loro o stimolarli alla lingua verbale!) sanno bene quanto sia fondamentale interrelazionare con i figli per lo sviluppo affettivo e culturale.

Ci sono altri argomenti da valutare, ma per adesso ci fermiamo. Stupisce tuttavia che in un Paese civile e democratico si crei tanto casino per una legge (proposta) per un gruppo di persone che, documentato, nè trae giovamento. Le ricerche di Rizzolatti e il suo gruppo dell’Università di Parma sui neuroni specchio, gli studi condotti dagli stessi sordi, i risultati nel profitto di un’istruzione efficace che coinvolge il segno e la parola, sono vincenti sulla mera esposizione alla verbalità. Lasciateci vivere nella nostra pelle di sordi. La condizione umana gratificante è quella di conseguire l’obiettivo dell’equilibrio psichico. Sfidiamo qualunque «esperto» a comparare il bambino libero di apprendere le due lingue, verbale e segnica, col bambino sordo esposto al coattismo linguistico verbale della logopedista e dei genitori o chi gli è dintorno esclusivamente sfoggiando la verbalità. Credo che in quest’ultimo la nevrosi sia imperante, scontentezza e aggressione presenti ogni giorno.

Renato Pigliacampo
Docente incaricato di psicopatologia del minorato sensoriale e di linguaggio per il sostegno.
Ex allievo delle scuole specializzate
Già psicologo della A.S.L. di Civitanova Marche

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