lunedì, 04 maggio 2009,18:43

Successo della stagione passata, "L'onda" è un film che lascia il segno e anche un po' di inquietudine.

In tutto questo disagio che ci circonda basta anche meno di un leader carismatico perchè disciplina, ordine, conformismo diventino le nuove parole d'ordine. Molti cercano una divisa che dia identità (e non necessariamente deve essere militare), tanti nel gruppo si sentono più forti, un'infinità di ragazzi crescono senza imparare a ragionare con la propria testa perchè ormai la scuola è solo la ripetizione a pappagallo di poesie e date storiche.
L'onda dava tutto: unità, uguaglianza, appartenenza, identità. Poi fuori c'era tutto il resto del mondo da calpestare, escludere, eliminare perchè rappresenta il nemico che ci vuol portare via quanto conquistato a livello economico, culturale o sociale. Un giorno non entrano se non hanno la divisa e dopo poco creiamo degli spazi per rinchiuderli, in attesa di eliminarli.

Ricordo di aver fatto un gioco una volta con l'equipe dei miei colleghi. Bisognava trovare il nemico all'interno del gruppo. Il nemico era stato già designato, ma il gioco voleva dimostrare quanti pregiudizi o giudizi o paure vi sono dentro di noi. Il nemico per il gruppo di solito è l'ultimo arrivato ed è su di lui che l'equipe scarica il disagio che prova lavorando in situazioni difficili. La morale del gioco (che mi è rimasta) era che il nemico era la malattia con cui ci trovavamo tutti i giorni a lottare e non certo (ovviamente) un nostro collega.

Ecco oggi il nemico è il marcio di questa società ma fa più comodo pensare che sia l'immigrato (l'ennesimo ultimo arrivato) e così cercando un'appartenza che storicamente non è mai esistita, pensiamo con la testa della televisione, ci mettiamo una divisa e  aspettiamo il leader carismatico che ci dica di credere, obbedire e combattere per difendere il bottino conquistato.

Io la paura che possa tornare ce l'ho.


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mercoledì, 05 dicembre 2007,18:28


Domenica mattina a mezzogiorno, lasciata l'auto vicino alla fermata della metro, ci infiliamo di corsa nella nuova linea che porta alla stazione Porta Nuova.
E' quasi mezzogiorno e lo perdiamo il film, lo perdiamo...invece no..ci salva l'immensa coda che all'interno del cinema Ambrosio aspetta l'apertura delle sale per una nuova giornata del Torino Film Festival.
Ci guardiamo stupiti ..che ci fa tutta questa gente domenica mattina in coda al cinema?
Evidentemente si vuol nutrire di film, cortometraggi, proiezioni..

Questa è la nostra uscita mensile al cinema, una volta al mese da segnare nella colonna extra budget (generazione mille euro e non aggiungo altro)
allora ci giochiamo la carta del proletariato: dalle 9 alle 19 un abbonamento 7 euro (un biglietto singolo 6.50, più di un'ora di lavoro).

Il scintillante lampadario dell'Ambrosio troneggia su una folla che ad un certo punto non può far a meno di sbraitare "ci fate entrare??" perchè va bene essere intellettuali, ma stare in piedi sta sulle palle a tutti.
L'organizzazione non è delle migliori, forse le aspettative erano inferiori e non è ben chiaro dove sia la coda per i biglietti, dove siano le sale, tant'è che una sessantenne con tanto di turbante fashion non può fare a meno di sottolinearmi che la coda comincia da molto più indietro (perchè avendo così poco tempo da vivere lo spreca così?)

Kunsten å tenke negativt
L'arte del pensiero negativo
[t.i.]
Bård Breien

Il nostro primo film è una spettacolare dark comedy norvegese (sorvolo sulle definizioni date per riassumere il film e spingerti a vederlo)..diciamo che se i personaggi gioia gioia gioia sono da voi mal tollerati questo è un quadro divertente ma anche tagliente sulla pratica del pensiero positivo..

Finito il primo film il sole di Torino ci accompagna per un'altra esperienza appassionante: il gelato di GROM. Eh lo so...la gente che la fa coda davanti alla gelateria fa ridere e anche 2 euro per un cono di moderate dimensioni non sono male..ma ma..il gelato di GROM è una squisitezza da non perdere..

Ci rituffiamo all' Ambrosio per un film- documentario e nell'attesa di entrare non mancano personaggi e personagge che puzzano di  sono un addetto ai lavori..scene di isteria per un vj di mtv in coda anche lui nell'anonimato che quasi sempre questa città amorevolmente concede..


Biùtiful Cauntri
Esmeralda Calabria
Andrea D'Ambrosio


Alcuni allevatori vedono morire le loro pecore a causa della diossina, un educatore lotta contro i crimini ambientali e i contadini coltivano terre inquinate dalla vicinanza delle discariche: sono alcune delle storie che denunciano e testimoniano il massacro della Campania, una delle regioni italiane con il maggior numero di discariche abusive. Sullo sfondo, una camorra imprenditrice che usa camion e pale meccaniche al posto delle pistole. Un magistrato parla di camorra dai colletti bianchi, d’imprenditoria deviata e d’istituzioni colluse, svelando i meccanismi di un’attività violenta che, nel tempo, provoca più morti di qualsiasi altro fenomeno criminale.

147 milioni di euro stanziati nel 2007 per le opere di bonifica. Nessuna ancora incominciata.

Si chiude cosi questo film documentario, che ti lascia l'amaro in bocca, le lacrime agli occhi per l'impotenza della gente che lì deve vivere e morire e per la vergogna di questa classe politica che merita di marcire come lascia marcire intere zone di territorio spolpato dai suoi stessi abitanti.

Non c'è il tempo della pausa è già il tempo di un altro film, tratto da un romanzo. Avevo letto di questa storia su Vanity Fair o forse della scrittrice del libro, comunque ripieghiamo su questo per riuscire a tornare a casa per cena..

Brick Lane
Sarah Gavron
A soli diciassette anni, Nazneen è costretta ad abbandonare il suo villaggio in Bangladesh per trasferirsi nell’East End londinese, dopo un matrimonio combinato con un uomo più anziano. In questo nuovo mondo, consumata dalla malinconia per la sua casa e per la sorella, cerca di fare il proprio dovere di moglie, mentre il marito le impone una severa disciplina a cui accetta di sottostare, dedicandosi alla famiglia e cercando di non pensare alla propria insoddisfazione. Almeno fino al giorno in cui Karim non entra nella sua vita.

Ci è piaciuta l'idea di non connotare un personaggio o l'altro in maniera decisivamente negativa o positiva, molte sfaccettature presenta questa nostra umanità così sconvolta dall'emigrazione, dalla velocità, dalle guerre, dalla globalizzazione.

E' finita la nostra giornata, per un pomeriggio siamo stati parte di un cuore culturale della città che spesso è riservato a pochi eletti: non solo a chi ha denaro, ma semplicemente  a chi ha tempo, chi non si sveglia alle 5, chi conosce e quindi si imbuca, chi può viaggiare spesato, chi può vivere di cultura.
Ci abbiamo provato anche noi per un giorno, è una bella sensazione vivere solo delle emozioni dei film, lasciarsi travolgere dell'euforia dell'intellettualità che si specchia nei grandi lampadari da salotto buono, senza pensare  al contratto da rinnovare, alle spese che ci sono, alla quotidianità di chi precario non si può concedere a volte nemmeno il lusso della spensieratezza.

E mentre la città brulica in odore natalizio e i caffè bene lucidano l'argenteria, il proletariato si ritira a casa, lieto di queste briciole donate, scende dalla metro, sbuca fuori e prende la sua auto perchè la metro in periferia non arriva mica, neh.
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