martedì, 30 settembre 2008,09:43
Anna Politkovskaja "Proibito Parlare"
Cecenia, Beslan, Teatro Dubrovka: le verità scomode della Russia di Putin,
Premio Tiziano Terzani 2007.

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"E' davvero strabiliante: viviamo in una società incredibilmente qualunquista. Tutto appare fiacco e svuotato dentro di noi, a parte quando si parla di soldi. E così il potere può fare tutto ciò che vuole."


 "Una linea politica umiliante e spietata, dura a morire, trova terreno fertile solo tra le fila ben nutrite dei menefreghisti."

"Così i bambini a Beslan si sono trovati in prima linea a difendere "l'integrità" dello Stato che ha venduto i suoi piccoli eroi senza alcuna pietà."

"Gridiamo solo quando ci toccano personalmente, ed è proprio questa la ragione per cui le autorità da noi si apettano sempre rassegnazione e ubbidienza. Nella stragrande maggioranza dei casi la macchina statale ci può contare."

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giovedì, 27 marzo 2008,15:16
Spolpato. Divorato letteralmente in un pomeriggio. Un tomone da cinquecento pagine tanto leggero da farti  arrivare d'un fiato all'ultima pagina. Un padre e un figlio ai limiti della vita, della città e a volte dell'umanità. Personaggi apparentemente facili da odiare in un intreccio intenso che ti conquista fino all'ultima pagina.
Da leggere per ritrovare speranza nella lettura.

"Gettò la testa all'indietro e si immaginò di cacciare fuori tutto quello che teneva dentro, quella rabbia nera, quella paura, quella sensazione di non contare un cazzo,di essere il più sfigato del pianeta, il più solo e disperato essere del  mondo."

"Nella sacca Danilo aveva un bottiglione da due litri e mezzo di grappa. Il miglior estintore del mondo contro rodimenti di culo e affini."

"Io ho te e tu hai me. Non c'è nessun altro. E quindi Dio non ci dividerà mai."
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domenica, 27 maggio 2007,01:20

 Un viaggio, un libro, un paese distrutto, un uomo di pace che ci trasporta attraverso i suoi occhi nello scenario di cui anche noi siamo colpevolmente complici..

LETTERE CONTRO LA GUERRA

TIZIANO TERZANI

ho pietà di coloro che l'amore di sè

lega alla patria;

la patria è soltanto

un campo di tende in un deserto di sassi

Canto himalayano

Da allora mi sono praticamente ritirato dal mondo. Passo gran parte del tempo nell'Himalaya e godo enormemente di non avere scadenze tranne quelle della natura: il buio è l'ora di andare a dormire, la prima luce l'ora di alzarsi. Dove abito, in un posto isolato a due ore di macchina dal primo centro abitato, più un'ora a piedi attraverso una finestra di rododendri, non c'è luce nè telefono....

Ho perso l'abitudine di leggere i giornali e, anche quando vengo in Europa, ne faccio volentieri a meno: le storie si ripetono e mi pare di averle già lette anni fa, quando erano scritte meglio.

Avevo assolutamente fatto i piani per partire, ma come dicono gli indiani indicando il cielo: "Vuoi far ridere Baghawan (Dio)? Bene: digi i tuoi piani."

Gli americani mi parevano loro stessi vittime di un lavaggio del cervello: tutti dicono le stesse cose, tutti pensano allo stesso modo. La differenza è che, al contrario dei nordcoreani essi credono di farlo liberamente e non si rendono conto che quel loro conformismo è frutto di tutto quello che vedono, bevono, sentono e mangiano.

Un commerciante di tessuti di sessant'anni...me lo ha detto con grande semplicità:"Non vogliamo vivere come voi, non vogliamo vedere la vostra televisione, i vostri film. Non vogliamo la vostra libertà. Vogliamo che la nostra società sia retta dalla sharya, la legge coranica, che la nostra economia non sia determinata dalla legge del profitto. Quando io alla fne della mia giornata ho già venduto abbastanza per il mio fabbisogno, il prossimo cliente che viene da me lo mando a comprare dal mio vicino che ho visto non ha venduto nulla."

Kabul non è più in nessun senso una città, ma un enorme termitaio brulicante di misera umanità; un immenso cimitero impolverato. Tutto è polvere e ho sempre di più l'impressione che nella polvere che mi annerisce costantemente le mani, che mi riempie il naso, che mi entra nei polmoni, in questa polvere c'è tutto quel che resta di tutte le ossa, di tutte le regge, le case, i parchi, i fiori e gli alberi che hanno fatto un tempo di questa valle un paradiso. Settanta diversi tipi di uva, trentatre tipi di tulipani, sette grandi giardini folti di cedri erano il vanto di Kabul. Non c'è assolutamente più nulla.

La determinazione con cui gli Stati Uniti hanno inteso tacitare ogni voce dissidente e seccare ogni possibile voce di verità alternativa è stata dimostrata dal missile caduto "per sbaglio" sulla sede a Kabul della televisione araba Al Jazeera. Sono andato a vedere. Non c'è stato alcuno sbaglio. La villetta in cui stava la redazione era la terza di una fila di costruzioni tutte uguali..nei paraggi non c'erano caserme, ministeri,carri armati o altri possibili obiettivi militari. Nel mezzo della notte un singolo mossile è caduto li, su quella villetta, sventrandola. Un colpo alla libertà di espressione, ma un colpo ormai dato per scontato, accettato, giustificato; un colpo entrato a far parte della nostra vita come i tribunali speciali americani, gli arresti senza garanzie legali, le sentenze di morte senza appello.

Eppure niente di tutto questo- non i morti innocenti, non i massacri di prigionieri, non la limitazione dei nostri diritti fondamentali..ha scosso l'opinione pubblica.

La guerra al terrorismo viene usata per la militarizzazione delle nostre società, per produrre nuove armi, per spendere più soldi per la difesa. Opponiamoci, non votiamo per chi appoggia questa politica, controlliamo dove abbiamo messo i nostri risparmi e togliamoli da qualsiasi società che abbia lontanamente a che fare con l'industria bellica.

 

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