domenica, 26 aprile 2009,19:10
Strano questo 25 aprile passato.

Passato nella piazza meno adatta ad un comizio dove l'Anpi fa la staffetta con i giovani emigranti di Rifondazione.
Passato a pensare che per alcuni il rancore è più forte dell'amore.
Passato in piazza Castello con l'accento romano di Cristicchi e la depressa melodia degli Afterhours.
Passato a firmare affinchè Rifondazione presenti i candidati in Provincia e fatto questo solo per solidarietà verso i miei ex compagni.
Passato ad addentare il solito kebab di via Po.
Passato a guardare vetrine troppo care della Torino bene. Pensato a quella scritta tirare le pietre e non la cinghia.
Passato accanto a coppie con bambini che ballano al suono degli Gnu Quartet.
Passato a vedere sulle lapidi dei partigiani i garofani freschi che oggi la pioggia tormenta senza sosta.
Passato ad ascoltare il sindaco che spiega perchè i negozi sono aperti.
Passato ad ascoltare lettere dei condannati a morte lette dai ragazzi dei licei torinesi.
Passato a scrutare migliaia di scarpe che mi sono passate vicino.
Passato a pensare che l'alcol è nemico del disagio. E io sono nemica del disagio egocentrico.
Passato a cantare Bella Ciao.

Passato questo 25 aprile pensando a te, compagno.
Ti vedo sempre camminare con Ernesto ciondolando in quella maniera strascinata. Ti sento parlare con l'accento mai cambiato dalla terra sabauda. Stai lì vicino al circolo, sigaretta in bocca e poche parole. Ma per i giovani sempre presente.

Ciao Raffae'.



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venerdì, 17 aprile 2009,13:53
Smontando dalla notte si possono fare molte cose: andare a dormire, andare a fare sport che a quell'ora non si trova nessuno, andare al mercato e altre varie ed eventuali. Io, dopo la colazione al mitico bar all'angolo di via Madama in compagnia del  gatto e ciuffo appiattato, sono andata alla Bibiloteca Nazionale.

Lasciata l'auto nel parcheggio sotterraneo di Piazza Vittorio, ho percorso via Po a piedi. Negozi chiusi, commesse che piliscono le vetrine, studenti svogliati che vanno a Palazzo Nuovo, una mendicante sorridente sulle scale della chiesa.

 La Bibioteca Nazionale si trova in una delle piazze più belle della capitale sabauda, zona pedonale, con i baretti dei fighetti che si affacciano con i dehor eleganti e anche fashion. Una volta (quando ero ggiovane) ci passava il tram 18 che sentivi passare sferragliando mentre studiavi

La Biblioteca Nazionale ..Entri ed è l'oblio.
Innanzitutto devi lasciare borse e zaini negli armadietti. Fortunamente sono dotati di chiave perchè io di solito quando serve non ho mai neanche un euro.
Siccome sto per introdurre un percorso a ostacoli schematizzo:
-Registrazione. persone impiegate: due/tre. Registrano non so bene cosa ma non puoi entrare se non passi da qui
-Distribuzione. persone impiegate: da due a sei/sette. Stazionano dietro il bancone e non si capisce bene nè cosa facciano nè quanti siano perchè il numero varia a seconda delle volte. Tu compili la richiesta con ben due volte i dati (collocazione, dati personali ecc..). Poi la consegni e aspetti. Ho capito che il tempo di attesa varia a seconda di chi è l'impiegato e di quale sia l'argomento di discussione. Dopo un tempo ragionevole a volte e irragionevole (come stamattina) ti chiamano con il tuo numero di tessera. Stamattina mentre aspettavo i due impiegati litigavano per qualche motivo di lavoro...totalmente disinteressati al pubblico che aspettava e ascoltava sono andati avanti per venti minuti discutendo bellamente dei fatti loro.
-Prestito. persone impiegate: due/una. Con il libro che ti hanno dato alla distribuzione, ti rechi al bancone prestiti. Ti stampano la tua ricevuta che firmi e poi ti rispediscono al bancone distribuzione.
Nell'attesa dietro di te tre o quattro persone fanno qualcosa di non comprensibile. Stamattina una signora spiegava ad una nuova arrivata come inserire i libri che arrivano da altre biblioteche;  come gli emanuensi compilano un enorme librone con i dati.
-Distribuzione. Con la ricevuta che ti hanno dato torni qui e ti timbrano una bella P di prestito sopra. Cosi puoi uscire. Prima pero devi tornare alla
-registrazone, ridare la tessera e segnalare che stai uscendo.

La Biblioteca Nazionale mi affascina. Ho preparato la mia tesi di laurea sui tavoloni in legno della sala consultazione. La adoro. Ma questa burocrazia ogni volta mi fa arrovellare le budella. Poi mentalmente conto tutti gli impiegati (in questa mattinata mancano quelli del primo piano, della sala consultazione, i sorveglianti e quelli di sotto ecc...) e  capisco perchè tanti passaggi inutili e perchè nell'era di internet ancora tanto uso della carta.


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