domenica, 24 giugno 2007,23:01

 

 

VERITA’ PER FEDERICO

 

Il 25 settembre 2005 Federico Aldrovandi, dopo il sabato sera trascorso a Bologna non è tornato a casa. Ha incontrato quattro agenti di polizia che l’hanno picchiato, massacrato di botte fino a ucciderlo…

SOLO LA TENACIA DEI SUOI GENITORI, PATRIZIA E LINO, HA PERMESSO DI FARE LUCE SULL’ENNESIMO EPISODIO DI VIOLENZA DI CUI LE FORZE DEL DISORDINE SONO STATE PROTAGONISTE.

Mentre questo ragazzo moriva da solo sull’asfalto e i suoi genitori lo cercavano invano, qualcuno cercava di trovare una “spiegazione plausibile” a questa morte, ai suoi segni sul corpo, alle eventuali testimonianze…

In nome del senso di appartenenza.. in nome di cosa per l’ennesima volta si è cercato di coprire, sviare, mentire …quella mattina e nelle indagini successive si è cercato di nascondere la verità, si sono falsificate le prove, si sono nascosti i tempi e i luoghi dell’intervento…

NEL FRATTEMPO LA STORIA DI FEDERICO ATTRAVERSO IL BLOG E LA FORZA DEI SUOI GENITORI, COME UNA GOCCIA LENTAMENTE SI FA STRADA TRA L’INDIFFERENZA DEI MEDIA TRADIZIONALI..

Mercoledì 20 GIUGNO 2007 il gup di Ferrara ha rinviato a giudizio

 

PAOLO FORLANI

 

MONICA SEGATTO

 

ENZO PONTANI

 

LUCA POLLASTRI

 

 i quattro agenti della polizia di Stato di Ferrara accusati di omicidio colposo.

Ed è stata fissata per il il 19 OTTOBRE la prima udienza del processo

 

Cosi scrisse la mamma Patrizia due mesi dopo la sua morte

“…Quel che non mi da pace è il pensiero del terrore e del dolore che ha vissuto Federico nei suoi ultimi minuti di vita. Non ha mai fatto male a nessuno. Credeva nell’amicizia che dava a piene mani. Era un semplice ragazzo come tanti. Come tutti i ragazzi di quell’età si credeva grande  ma dentro non lo era ancora. Aveva tutte le possibilità di una vita davanti, e una gran voglia di viverla…”

 
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sabato, 16 giugno 2007,01:10

"L’irruzione alla scuola Diaz durante il G8 di Genova fu un'operazione da macelleria messicana".

 

GENOVA


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Si solleva dall’interno il velo di menzogne e bugie che copre da sei anni le violenze e brutalità di cui furono vittima i manifestanti al G8 di Genova. Il vicequestore Michelangelo Fournier, ha ammesso i  pestaggi di no global inermi a terra.

"Durante le indagini non ebbi il coraggio di rivelare un comportamento così grave da parte dei poliziotti per spirito di appartenenza".

 

Evidentemente i filmati e le foto di violenze e abusi, diffusi in maniera sporadica e velate da una sorta di censura da parte dei media tradizionali, non sono bastati per spostare l’attenzione su quanto accaduto a Genova nel luglio 2001. Questo Paese in quei giorni ha preferito nascondere la testa sotto la sabbia piuttosto che ammettere di essersi svegliato in una dittatura sudamericana in cui le Forze del Disordine avevano commesso sui loro figli, nipoti e amici torture e violenze indegne di un Paese civile.

 

Basterà l’ammissione di un membro di questa grande famiglia a far capire che non si può pensare di mettere a tacere tutto?

Se le brutalità sono state più forti della volontà di coprire le vergognose violenze perpetrate dalle forze del Disordine, se lo spirito di appartenenza di quest’ uomo non ha saputo contenere la verità di quei giorni…potrà questo Paese da entrambe le parti specchiarsi in quei giorni e ammettere che la follia totale  prese il sopravvento su un grande movimento che solo così poteva essere fermato?

 

Chi era in quei giorno a Genova, ha vissuto in pochi attimi due sentimenti contrapposti e intensi allo stesso tempo: da una parte la sensazione di poter cambiare le cose, di far parte di una forza collettiva che andava verso un altro mondo possibile, dall’altra parte l’impotenza e la rabbia di non potersi difendere da uno Stato che cieco e sordo a quell’onda di energia, non si era messo in ascolto per confrontarsi con i propri cittadini, ma li aveva considerati nemici da abbattere, ostacoli ai propri obiettivi, manichini da colpire per sfogare una violenza da bestie che nella quotidianità gira in uniforme o in giacca e cravatta in Parlamento.

Noi non dimentichiamo che gli imputati del processo sono il braccio di quell’operazione dettata da chi orchestrò tutto questo senza essere in grado nemmeno di gestire la prova anti incendio di una scuola elementare.Chi ha vissuto e goduto delle violenze dai posti chiave di quella città devastata ora tutti i giorni dalle televisioni si spaccia per il moderato che ha spento la fiamma che da giovane lo animava.

 

Italietta che in quei giorni passeggiavi nel centro, prendevi il sole al mare,

guarda i tuoi figli torturati, picchiati, uccisi, privati della dignità da chi si spaccia per difensore dell’ordine, da chi si nasconde dietro la parola giustizia, da chi usa la legge e il manganello per mantenere le ingiustizie di questo mondo…

guarda l’onda che attraversò Genova, che voleva un altro mondo in cui ci fosse posto per tutti, in cui non dominasse l’idea di denaro e profitto, un mondo più equo e più giusto..

Italietta solo quando saprai guardare nello specchio delle tue piccolezze, quando ammetterai di essere un povero Paese che è pari all’ultimo del sudamerica e che non è tale solo perché in Europa, solo quando capirai che quel giorno sei tornato a essere il Paese che si nascondeva per paura sotto l’ombra più nera..

Potrai alzare il velo di vergogna che copre quei giorni di abusi, violenze e torture e vedendo il volto di Carlo chiederai giustizia e verità.

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